Il coraggio della pittura

L’arte s’è trasformata in una scacchiera sulla quale si possono disporre tutte le combinazioni. Resistere significa trionfare su tutte le negazioni.
Carlo Carrà, 1935

Dipingere vuol dire mettersi a nudo di fronte al mondo e a se stessi. E’ un atto coraggioso, una confessione a cuore aperto. Non ci si può nascondere dietro una tela o dietro i colori: un quadro dice tutto di colui che l’ha creato. I dipinti di Andrea Ortuño sono specchio fedele della sua esperienza umana ed artistica, delle conquiste espressive maturate negli anni, della scelta di intendere la pittura come un mestiere che esige studio, metodo e disciplina morale. Una scelta che lo riporta ai principi fondanti dell’arte pittorica, primo fra tutti il disegno, strumento imprescindibile per catturare l’unicità di un volto, la qualità di un’espressione, i moti invisibili della mente. Il disegno è l’epifania della realtà che per la prima volta, e soltanto allora, si mostra nella sua vera essenza. Le cose si conoscono più profondamente dopo averle disegnate. Andrea Ortuño lo sa bene: la matita, infatti, è il suo primo scandaglio interiore. Da qui procede con il colore, che non riempie il tracciato disegnativo, ma lo scuote, lo agita, lo rende vivo, più vicino alla verità della ‘carne’, alla sostanza piena e tattile del mondo. Un risultato raggiunto senza l’ausilio del pennello ma con il solo lavorio della spatola, che gli permette un’esecuzione più libera, anche se necessariamente veloce e priva d’incertezze. E’ la densità del colore, ora tortuoso e puro, ora largo e incurvante, l’elemento che spezza la staticità dell’immagine per conservare intatta la scintilla della vita, quel fluire continuo di pensieri e stati d’animo che agitano l’interiorità di ciascun individuo. Come lo sguardo del pittore anche il colore si arresta di fronte all’impossibilità di sciogliere il mistero di una singola persona, l’irripetibilità di un’esistenza; per questa ragione s’imbeve di materia, per segnalarci che qualcosa resta nascosto sotto la pelle della pittura, come dentro il cuore dell’uomo. Quel che appare evidente, invece, è il talento, anche questo unico e irripetibile, di un pittore che riscopre il significato ontologico ed etimologico del dipingere per riportare l’attenzione sui valori che l’arte del nostro tempo ha colpevolmente dimenticato. E’ difficile trovare una voce veramente originale nel coro senza volto e senza nome di quanti operano nel contemporaneo. Quando accade di trovarla, come nel caso di Andrea Ortuño, si ritorna ad assoporare la rara emozione che la vera pittura sa dare; ed è un piccolo grande miracolo.

Daniela Pronestì